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Pubblicato il 05 Ottobre 2017

Dario Ballantini, conosciuto ai più come riuscito imitatore dello stilista Valentino, sarà ospite del Gran Shopping Mongolfiera il 21 ottobre in occasione di “Fashion Walk Roma – La moda invade il centro”. Leggete l’intervista in esclusiva!

Come nasce la sua carriera? Quando ha deciso che da grande avrebbe intrapreso un percorso artistico? 
La mia carriera nasce nel 1983 nel programma tv “Ciao gente“ condotto da Corrado Mantoni su Canale 5. Ho sempre voluto fare il pittore e l’attore ed ho amato i camuffamenti già dall’infanzia.

Imitatore, attore e anche pittore. A quali di questi ruoli sente di appartenere di più? Può dirci per ciascuno di essi, quali, secondo lei, sono i lavori più riusciti?
Mi appartengono tutti questi ruoli e si alternano da tutta la vita a seconda dei momenti, a volte uno prevale su l’altro, ma c’è subito la compensazione. La migliore imitazione, forse è Gino Paoli ma Morandi, Valentino, Nanni Moretti ed il Papa, avrebbero diritto al podio. Una delle mie opere più riuscite è stato il murales di 19 metri a Miami.

A Molfetta sarà ospite come imitatore di Valentino. Perché, secondo lei questa imitazione riscontra così successo?
Il mio Valentino ha segnato una innovazione nel fare tv. L’assoluta novità fu portare una imitazione per strada improvvisando con le celebrities, quasi costringendole allo scketch involontario. Inoltre farsi scambiare per il vero è stata l’altra arma vincente che ha riguardato anche altri miei personaggi.

Ha conosciuto personalmente il grande stilista? Cosa pensa Valentino del suo “doppio”?
L’ho incrociato di sfuggita, ma ad onor del vero siamo stati ambedue sfuggenti. Ci sono fonti che asseriscono che si sia sempre divertito molto, ma che abbia anche spesso manifestato fastidio. Diciamo il giusto mix tra il compiacimento e la sopportazione di una imitazione che ha superato dieci anni.

Tra le imitazioni da lei interpretate ci sono tantissimi personaggi che spaziano nei diversi ambiti del mondo dello spettacolo? A quale di questi è più legato?
Sono molto legato a Valentino che mi ha aperto le porte della popolarità, ma i miei classici sono Vasco, Morandi, Paoli e Maroni. Poi ci sono quelli in coppia con Alvaro Vitali: Montezemolo ed il Re Vittorio. Per quanto riguarda la mia carriera prima dell'approdo a Striscia la Notizia, senza dubbio Lucio Dalla, che in tv non ho mai fatto, ma sul quale ho scritto un lavoro teatrale che portiamo in giro da tre anni.

In base a quali criteri sceglie un personaggio da imitare? Ha un metodo particolare su cui si basano le sue imitazioni?
I criteri da anni sono legati all'attualità, per cui è Antonio Ricci con i suoi autori, che ad inizio programma si confrontano con me per individuare il bersaglio da colpire anche a seconda delle mie caratteristiche. In passato sceglievo in base a cosa mi colpiva e non necessariamente personaggi politici, cosa che invece chiede adesso questo tipo di televisione. Il metodo è abbastanza semplice: guardo i video, faccio un bozzetto del volto e mi confronto con la mia truccatrice per preparare il trucco speciale e poi ci mettiamo all’opera.

Teme di essere più conosciuto attraverso i suoi personaggi e non come Dario Ballantini?
Non lo temo è un dato di fatto. Ho voluto imbastire una carriera basata sul camuffamento, quindi, il rovescio della medaglia, (quando ci si riesce così appieno) è quasi scomparire come identità.

Quali sono i suoi progetti futuri?
A parte lo spettacolo su Lucio Dalla (Da Balla a Dalla – “Storia di un imitazione vissuta” Regia di Massimo Licinio) per questo anno ho due esposizioni da allestire, una a Varese e una a Bergamo.